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Incunaboli di Pasolini

Le edizioni friulane 1942-1954 nella biblioteca di Bruno Lucci
Collana: Storia e culture del libro. Documenta
Anno: 2023
Nr. Pagine: 164
Isbn: 9788894911756

Stampare in bodoniano, il carattere dei Principi e dell’aristocrazia, la poesia più umile, più appartata e per di più in lingua friulana: ecco il miracolo degli incunaboli poetici di Pasolini. Del resto ci può essere buona poesia senza buona stampa?

19,00

 

«Sembra che si sia formato in una arcadia letteraria barbarica priva di modelli, che sperimenti una voce arcaica»: così Umberto Saba parlava, in una lettera inedita del 1952 ad Anita Pittoni, degli inizi friulani di Pasolini (quando già viveva a Roma dal 1950), cesellando che “i grandi poeti si vedono dalle poesie che sbagliano”. Erano sbagliate le Poesie a Casarsa del 1942? E le prove poetiche dello Stroligut del 1944-1946? E l’ideazione di una Academiuta di lenga furlana nel 1945? E ancora, in pochi mesi, le plaquette Poesie, I pianti, Diarii, Dov’è la mia patria? In quegli anni, tra Versuta, San Vito e Casarsa, il rabdomante Pasolini cercava la sua vena d’acqua, in un lembo di terra ricco di risorgive e di case contadine dove, raccontava, “sotto l’acqua vivo di deliziosi sotterfugi, perfettamente felice di essere nascosto”. Pane e poesia, pane, polenta e lingua friulana. In questo terso paesaggio atmosferico, fatto di privazioni, germogliano i suoi incunaboli, editi in carattere bodoniano da fierissime microtipografie artigianali per poi venire donati ad amici e venduti, forse, alle sagre. Prove poetiche, di valore modestissimo e con molte, troppe, possibilità di rimanere incomprese: così il timidissimo Pasolini confessava a Francesco Arcangeli. Partendo da una delle maggiori biblioteche private di letteratura friulana, quella di Bruno Lucci, alcuni studiosi, di diversa provenienza a tutti legati per biografia al Friuli, hanno ripreso tra le mani questi poveri e delicatissimi reperti editoriali che Pasolini stesso, a Roma, ha cercato di nascondere, mimetizzare. Come manufatti leggeri e vaganti sono stati analizzati con i ferri della bibliografia (abbiamo in assoluto la prima bibliografia delle edizioni pasoliniane in lingua friulana), della letteratura e della poesia.

 

Simone Volpato già dottore di ricerca in Scienze bibliografiche, ha insegnato all’Università di Udine e Trieste. Nel 2013 ha aperto la libreria antiquaria Drogheria 28. Ha ritrovato le biblioteche di Italo Svevo e Carlo Michelstaedter, l’archivio di Anita Pittoni, inediti di Bazlen, Saba, Giotti.

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