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Luciano Caniato

Ipsius

Collana: Qui e altrove. Manifesti di poesia contemporanea
Anno: 2022
Nr. Pagine: 138
Isbn: 9791259970121

Una raccolta dagli esiti sorprendenti, dove il resoconto sul tempo inesorabilmente trascorso e prossimo alla fine è mitigato dalla speranza che la parola permanga oltre noi stessi, come un dono che si trasfigura in eredità.

12,00

Acquistabile in prevendita, in libreria dal 24 agosto

 

Nel caso di Luciano Caniato, il gioco degli specchi si moltiplica, tra Polesine, Conegliano, Belluno e quel dove mai trovato, forse intravisto nell’infanzia e la propria giovinezza, la tragedia dell’alluvione del Polesine (1951), la dissoluzione del mondo contadino e la fine di un secolo. Allo stesso modo si moltiplicano le lingue alle quali ricorre questo mai acquietato Davide (e Golia): il polesano di Pontecchio, la parlata cittadina di Conegliano, quella materna di Sospirolo, spesso intrecciate o fuse, anche in un singolo testo, al volgare illustre (Petrarca e Foscolo soprattutto) e al latino degli studi e della devozione popolare. Il sonetto è ancora una volta la forma metrica con cui Caniato intende dare dimora all’imprendibilità del soggetto (libero-prigioniero). (dalla nota introduttiva di Marco Munaro)

Una raccolta dagli esiti sorprendenti, dove il resoconto sul tempo inesorabilmente trascorso e prossimo alla fine è mitigato dalla speranza che la parola permanga oltre noi stessi, come un dono che si trasfigura in eredità.

 

Luciano Caniato (Pontecchio Polesine, 1946) ha esordito in poesia con E maledetto il frutto, 1980, cui sono seguiti: Nevi, 1986; Pensierimi, 1990; La siora nostra morte corporale, 1992; Di memoria e di pietà, 1998; Cardiodramma, 1999; L’anima sui cop, 2001; Medajun et alia, 2002; Maliborghi, 2010; L’ombra della cosa, 2017. In campo critico ha pubblicato: La ragione e il disgusto, 1989; Terra, lingua, origine in “Filò” di Andrea Zanzotto, 1991; Il potere l’urlo, l’erta strada, 1994 (in collaborazione con L. Cecchinel e M. Munaro); L’occhio midriatico. L’interpoesia di Cesare Ruffato da “Parola bambola” a “Diaboleria”, 1995. Ha collaborato a La bella scola. La Comedia di Dante letta dai poeti e illustrata, commentando il canto III dell’inferno (2003). È presente nel libro collettaneo Da Rimbaud a Rimbaud (2004) ed è incluso nel volume In un gorgo di fedeltà. Dialoghi con venti poeti italiani (2006). Ha curato l’Antologia dei grandi scrittori polesani, 2011. Suo il saggio Un’inquietudine randagia, in Gino Piva, Cante d’Àdese e Po e Bi-Ba-Ri-Bo. È presente in antologie tra cui In forma di parole. Cinque poeti Veneti, 1998 e In Forma di parole. Poeti in Veneto, 2008, Oikos. Poeti per il futuro, 2020. Recentemente (2022) ha pubblicato in proprio il racconto lungo De talpis sulfurandis. È autore di numerosi saggi storici ed ha diretto dal 1977 al 2017 la rivista «Storiadentro».
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