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Vasco Mirandola

La domanda abitata

Collana: Lietocolle
Anno: 2026
Nr. Pagine: 60
Isbn: 9791259972736

Un viaggio poetico intriso di dolcezza senza illusioni e di tenera consapevolezza. Mirandola mette in scena un’«ironia bambina dal retrogusto un po’ amaro» , dove la coscienza della fragilità e il trasparire della malinconia sanno cantare con una grazia leggera e luminosa.

12,00

con fotografia di Giorgio Meneghetti e una prefazione di Roberto Lamantea

Quella di Vasco è poesia delle cose, ogni suono, odore, luce è traccia minima del nostro essere qui. La luce che precede il tramonto è l’«ora che volge al disio» e «intenerisce il core» di Dante (Purg. VIII, 1-2), è la «cara sera» di Foscolo; è quella dei crepuscolari; la preghiera quando eravamo bambini. È fisica la presenza del tempo nella poesia di Mirandola, è fatta di suoni, odori, chiaroscuri, trasparenze, che si rivelano più forti quando sembrano smarriti ma forse hanno solo cambiato veste, una leopardiana ricordanza che dona la trasparenza dell’acquarello anche a ciò che, in un altro tempo, ci aveva ferito. L’ultimo testo, Siamo, raggiunge il ritmo di una ballata rock. Vasco Mirandola ha la gioia delle parole mormorate, della stanza dei giochi, una bolla di sapone da clown dolcissimo che si scopre innamorato con la coscienza della fragilità, dello scorrere e della nostalgia: «ora dentro di me se ascolto / qualcuno ode la pioggia».
Tanti sono gli echi in questi versi tenerissimi. È la grazia, la leggerezza di ali, dove anche la coscienza della fragilità e il trasparire della malinconia sanno cantare. E allora ecco Prévert, e Neruda, e Peynet, la poesia-chanson, il cinema francese, Rohmer e Truffaut su tutti: «[ci si chiede: sa contare / il cuore? È qui che la vita / per un attimo smette di pensare?» (dalla prefazione di Roberto Lamantea)

Vasco Mirandola. Lavora in cinema (premio Oscar con Mediterraneo di Gabriele Salvatores, con Carlo Mazzacurati ne Il Toro e Il Prete Bello, La Grazia di Paolo Sorrentino, per citarne alcuni), in televisione, in teatro, nel cabaret. Ha pubblicato i libri di poesie: Non urlare che mi rovini prezzemolo ed. Studio Tesi, Il solito tram tram il 16 il 16 ed. Comix. Carpe Diem Trote Gnam e E se fosse lieve ed. Cleup. 100 Poesie in Gioco per so/stare poeticamente nel mondo ed. Campi Magnetici, Volevo solo scriverti accanto ed. AnimaMundi, C’è urgenza d’azzuro, Ronzani Editore. Presta la voce ad audiolibri, video artistici, opere musicali. Per 3 anni ha condotto “Parole Magiche”, una rubrica di poesia settimanale sulla web radio NoLimitsRadio. Da alcuni anni si occupa in particolare della diffusione della poesia attraverso reading e spettacoli, utilizzando vari linguaggi: concerti/poetici, teatro-danza, conferenze/poetiche, video/poesie, laboratori di lettura espressiva.

Giorgio Meneghetti. Laureato in Architettura nel 1985, viene poi assunto presso un Ente Pubblico dirigendone tutte le attività inerenti la gestione del Territorio. Lungo tutto questo percorso, la pratica della fotografia è sempre stata sia strumento di lavoro che fattiva opportunità di crescita personale. Il progressivo affinamento delle tecniche e della cultura fotografica lo hanno portato a numerose occasioni di condivisioni pubbliche, quali concorsi, mostre (collettive e personali) in Italia e all’estero (Mestre, Venezia, Padova, Roma, Arles, Mirano, Piove di Sacco). A partire dal 2015, lasciato il lavoro professionale, si impegna prioritariamente nell’attività fotografica e inizia una focalizzazione particolare sulle tematiche del paesaggio antropico. Ha curato varie Pubblicazioni per gli editori Rusconi, Marsilio, Art&Print, Colorama, Blurb, Edizioni Elzeviro. Da 15 anni è fotografo ufficiale del Festival Scene di Paglia di Piove di Sacco.