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Luigi Bressan

La viola di Strauss

Strauss's Violet
Collana: Qui e altrove. Manifesti di poesia contemporanea
Anno: 2022
Nr. Pagine: 120
Isbn: 9788894911831

Nella primavera 2020, segnata dall’isolamento per pandemia da Sars-Cov-2, in un luogo interiore antitetico al frastuono della ‘comunicazione’, Luigi Bressan compone un erbario che la sapienza evocativa della sua parola – distillato di un magistero lungo una vita di raffinatissima e umile civiltà, tanto alto quanto appartato – trasforma sotto gli occhi dapprima stupiti e poi incantati del lettore in un giardino vivo, o piuttosto in un allegorico orto dei semplici meravigliosamente vario, vitale e terapeutico.

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Traduzione di | Translated by Gabriele Codifava
Lettera all’autore di | Letter to the poet by Danilo Cavaion

 

Nella primavera 2020, segnata dall’isolamento per pandemia da Sars-Cov-2, in un luogo interiore antitetico al frastuono della ‘comunicazione’, Luigi Bressan compone un erbario che la sapienza evocativa della sua parola – distillato di un magistero lungo una vita di raffinatissima e umile civiltà, tanto alto quanto appartato – trasforma sotto gli occhi dapprima stupiti e poi incantati del lettore in un giardino vivo, o piuttosto in un allegorico orto dei semplici meravigliosamente vario, vitale e terapeutico. Con una essenziale avvertenza, però, opportunamente presa a prestito da uno dei maestri della visione: «il soggetto è secondario, quel che voglio riprodurre è ciò che si trova tra me e il soggetto». A uno snodo d’epoche drammatico e sommamente incerto, proprio questa cristallina intercapedine d’aria – e di tempo – tra l’io poetante e il suo soggetto diventa il luogo miracoloso in cui tutto ciò che non è più, evocato, rivive un’ultima volta in una estrema luce di commiato, simile a quella che illumina radente la domanda capitale posta a sigillo dell’ultimo, in ordine di esecuzione e di senso, dei Vier letzte Lieder di Richard Strauss: «è questa, forse, la morte?».


In the spring of 2020, marked by isolation due to the Sars-Cov-2 pandemic, in an inner place antithetical to the hubbub of ‘communication’, Luigi Bressan composes a herbarium that the evocative wisdom of his words—the distillate of a lifelong magisterium of refined and humble civilisation, as high as it is secluded—transforms under the eyes of the reader, at first amazed and then enchanted, into a living garden, or rather into an allegorical orto dei semplici wonderfully varied, vital and therapeutic. With an essential caveat, however, appropriately borrowed from one of the masters of vision: “the subject is secondary, what I want to reproduce is what lies between me and the subject”. At a dramatic and supremely uncertain junction of epochs, it is precisely this crystalline air—and time—gap between the poet’s self and his subject that becomes the miraculous place where all that is no longer, evoked, relives one last time in an extreme farewell light, similar to that which shines grazing on the capital question set to seal the last, in order of execution and meaning, of Richard Strauss’s Vier letzte Lieder: “is this, perhaps, death?”.

 

Luigi Bressan (1941) vive a Codroipo. Con ‘Il Ponte del Sale’ ha pubblicato le poesie in italiano Quando sarà stato l’addio? (2007), El paradiso brusà (2014), che raccoglie l’intera opera poetica in dialetto, e Quetzal (2019).


(1941) lives in Codroipo. With ‘Il Ponte del Sale’ he published the poems in Italian Quando sarà stato l’addio? (2007), El paradiso brusà (2014), which collects his entire poetic work in dialect, and Quetzal (2019).

il soggetto è secondario, quel che voglio riprodurre è ciò che si trova tra me e il soggetto