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Riccardo Colotti

Ottave cupe

Collana: Fuori Collana
Anno: 2024
Nr. Pagine: 96
Isbn: 9791259971760

12,00

 

Raccolte a Tarquinia in una decina di memorabili incontri nel retrobottega di una mescita tra il 1981 e il 1982 dalla viva voce del poeta, che le scriveva a casa su dei foglietti, le «ottave cupe» sono rimaste nel cassetto per più di quarant’anni. Sono 108 ottave di sofisticati indovinelli sulla mitologia greca, la Bibbia, la storia di Roma e l’epica cavalleresca e altro ancora:  «cupe» in quanto «oscure», come si dice nella parlata cornetana, cioè nel dialetto di Tarquinia. Un prezioso edipèo con cui il poeta-contadino Riccardo Colotti vuole mettere alla prova il sapere proprio e quello di chi lo legge, sintetizzando con il sorriso sulle labbra una scienza antica e rara, distillata negli anni, ma ormai dimenticata ovvero ignota ai più: la stessa scienza mitografica di Ovidio, di Apollodoro, dei cavallereschi rinascimentali… Il lettore si potrà così misurare con le inesauribili ‘cupità’ di questa bizzarra sequenza di enigmi e, prima di scivolare con l’occhio sulla pagina pari, quella a sinistra, che ne contiene le soluzioni, potrà provarsi, se ne è capace, a risolverli. E intanto ascolterà il ritmo limpido e lo scorrere metrico perfetto di queste ottave e ne coglierà l’arguzia finissima, avvicinandosi passo dopo passo al mistero di questa scienza poetica, tramandatasi tra la vigna e la stalla, tra il carretto da vino e la capanna di tufo al podere, con il solo ausilio di qualche scartafaccio riposto in un cassone di vecchie cianfrusaglie, sotto il basto e i finimenti del mulo che attende paziente il momento di tornare in campagna.

 

Riccardo Colotti (1900-1992) nacque a Corneto-Tarquinia da una famiglia contadina di origine maceratese e, dopo un primo periodo come carrettiere, attese tutta la vita al lavoro di campagna. Fin da giovane cominciò a distinguersi nell’arte dell’ottava rima sia improvvisata che scritta, pubblicando fogli volanti e qualche libro: La capanna del vaccaro (1934) e Storia di Fioravante e Dusolina (1939). Morì a Pomezia nel 1992.

Giovanni Kezich (1956) si è occupato a lungo della tradizione dell’ottava rima nell’Alto Lazio pubblicando saggi e due monografie: I poe­ti contadini (1986) e Some Peasant Poets (2013), oltre a un libro di poesia in proprio, Il peggior mestier. Otto anni in ottava rima (2015).